Approvato il progetto definitivo della Gronda in data 27 maggio 2015, mediante conferenza di servizi. Al via gli espropri.

L’associazione Tutelaespropri incontra tutti i proprietari:

 

Venerdì, 30 ottobre ore 21.00

Hotel San Biagio via Romairone 14, Genova

Esperti dell’Associazione illustreranno

PROCEDURE DI ESPROPRIO

E DIRITTI DEGLI ESPROPRIATI

 

Per conoscere meglio l’opera:

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[toggle title=”BREVE STORIA”]Il primo progetto per collegare l’allora costruendo porto di Voltri alla zona di Rivarolo mediante una bretella autostradale riservata al traffico pesante risale al 1984, ma venne contestato dagli abitanti delle zone attraversate dal raccordo (in particolare in val Torbella, a Rivarolo) e dalle associazioni ambientaliste, che ricorsero al TAR della Liguria: con una sentenza del 19 febbraio 1990, il Tribunale Amministrativo si pronunciò contro la realizzazione dell’opera. Nonostante il Consiglio di Stato, cui si era appellata la Società Autostrade, avesse annullato nel dicembre 1991 la decisione del TAR ligure, si erano comunque prese in considerazione, nel frattempo, ipotesi alternative rispetto al primitivo tracciato del raccordo, allungandolo di alcuni km nel tentativo di risolvere le criticità evidenziate. Tuttavia nel 1993 il progetto per la costruzione di una bretella Voltri-Rivarolo venne definitivamente accantonato, destinando ad altre opere i relativi stanziamenti. Si tornerà a parlare di una “gronda di Ponente” nel 2001.[/toggle] [toggle title=”APPROVAZIONE DEL PROGETTO”] Attualmente il nuovo progetto risulta essere stato approvato in data 27 maggio 2015, “con l’intesa Stato-Regione Liguria in base alla procedura di cui al Dpr 383/1994); si è così formalmente conclusa la conferenza dei servizi (svoltasi in due sedute nell’ottobre 2014 e gennaio 2015) che approva il progetto definitivo della variante al nodo autostradale genovese, uno dei più congestionati d’Italia, coacervo in cui confluiscono più arterie (A7-A10-A12-A26).[/toggle] [toggle title=”IL FINANZIAMENTO DELL’OPERA”]Tuttavia resta ancora aperto il nodo di come finanziare l’opera: l’attuale piano finanziario di Autostrade per l’Italia, aggiornato nel dicembre 2013, prevede già un costo affidabile per l’opera, 3,2 miliardi di euro, pari a quello del progetto definitivo approvato, e la sua copertura con aumenti tariffari spalmati su 8 anni, in media l’1,875% all’anno fino ad arrivare al +15% una volta realizzata tutta l’opera. Ma il nuovo ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha dato mandato ai suoi uffici di cercare di capire se è possibile un piano alternativo, comunque senza contributi pubblici, per finanziare l’opera senza far scattare i maxi aumenti tariffari. Aumenti che si aggiungerebbero a quelli “ordinari” previsti in base al sistema tariffario di Aspi (recupero 70% inflazione reale e fattore K per altri investimenti), e che finirebbero per essere percepiti dall’utenza come una “tassa nazionale” per pagare la bretella autostradale di Genova.[/toggle] [toggle title=”IL PROGETTO ESECUTIVO”]In base al decreto firmato il 27 maggio la concessionaria Autostrade per l’Italia (Aspi) deve ora passare alla fase di elaborazione del progetto esecutivo, un lavoro non semplicissimo perché dovrà recepire le prescrizioni poste in Conferenza di servizi. Il progetto esecutivo dovrebbe essere pronto, in base al decreto Mit, entro il febbraio 2016, anche se il Ministro Delrio ha parlato di sei mesi.[/toggle] [toggle title=”L’OPERA”]La Gronda autostradale di Genova, già “Passante”, è in sostanza il raddoppio di un tratto congestionatissimo della rete esistente e pezzo forte di un più ampio progetto di potenziamento del nodo genovese. Ha uno sviluppo di circa 35 km, il 90% dei quali in galleria. Implica 8 anni di lavori, e scavi imponenti: 11 milioni di metri cubi da estrarre e gestire. Della “bretella” si parla da decenni. Grande opera inserita nel primo programma delle infrastrutture strategiche della Legge Obiettivo (L 443/2001), è stata poi recepita nei vari accordi contrattuali che regolano i rapporti fra Stato e concessionaria Autostrade per l’Italia (IV Atto Aggiuntivo del 2004, convenzione unica del 2007 e, come detto, revisione del 2013). Fu anche al centro, nel 2009, di un’innovativa procedura di débat public promossa in autonomia dal Comune di Genova, d’ispirazione francese, ma sperimentale e volontaria, applicata qui per la prima volta in Italia su una grande opera. Fra i 5 ipotetici itinerari, ne era emerso un sesto. Così strada facendo, i tecnici di Spea, controllata di Autostrade, hanno riformulato in più parti l’elaborato, da “preliminare avanzato”, fino al progetto definitivo, presentato da Aspi nel 2011. L’attuale progetto prevede l’attraversamento della Valpolcevera in corrispondenza di Genova – Bolzaneto. La procedura di Via era iniziata nel 2011. La Regione, pur favorevole all’opera da sempre, nel suo parere sulla Gronda (articolato nelle Dgr 1345 dell’11 novembre 2011 e 1508 del 7 dicembre 2012), ne aveva sì approvato la valenza trasportistica, censurandone però varie lacune, in particolare ambientali. D’altro canto il decreto di Via del ministero dell’Ambiente (n. 28 del 23 gennaio 2014, espresso di concerto coi Beni Culturali) che aveva infine attestato la compatibilità ambientale dell’intervento, presentava ben 43 prescrizioni. L’ok, pur condizionato, aveva in sostanza fatto proprio tutto il quadro prescrittivo del non tenero parere sulla Gronda pronunciato dal Comitato tecnico di verifica dell’impatto ambientale di Via e Vas della Regione Liguria (che ne aveva formulate 38). Tant’è che Aspi era ricorsa al Tar della Liguria chiedendo l’annullamento, previa sospensione degli effetti, “per sussistenza di gravi incongruenze” sia del decreto nazionale Via, sia del parere Via della Regione. Il Tar, il 29 aprile di un anno fa, aveva respinto la domanda cautelare di sospensione. (Da www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com).[/toggle] [toggle title=”GLI ESPROPRI“]L’approvazione del progetto in conferenza di servizi, determina la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera e l’apposizione del vincolo espropriativo sui beni da espropropriare. Da tale data quindi, l’ente espropriante avrà un massimo di 5 anni per procedere all’effettivo esproprio mediante emissione del relativo decreto di esproprio.

A tal fine l’ente espropriante ha già pubblicato l’elenco dei soggetti coinvolti dall’espropriazione, che è consultabile al seguente link (http://www5.autostrade.it/espropri-wcm.nsf/vwESPDT/854C0A52D1FB8D77C1257A1C002AB208?opendocument&initPos=2)

Come sempre in questi casi, tuttavia, con ogni probabilità l’ente espropriante procederà entro breve termine (si parla di qualche mese) a disporre l’occupazione di urgenza dei beni preordinata all’esproprio. Con tale provvedimento l’ente esprorpiante sarà autorizzato ad immetersi nel possesso dei beni antricipatamente all’emissione del decreto di esproprio e prima, quindi, di aver pagato il terreno o i beni agli espropriati.

L’ente espropriante a breve, quindi, dovrebbe notificare ad ogni proprietario interessato un atto contenente la comunicazione di approvazione del progetto e la dichiarazione di occupazione di urgenza dell’opera, con contestuale fissazione unilaterale dell’indennità provvisoria di esproprio. Proprio perchè i tempi, a seguito dell’approvazione del progetto, possono subire una rapidissima accelerazione, ogni interessato dovrebbe avviare da subito tutti gli strumenti necessari per la sua tutela).[/toggle] [/toggle_container]

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