Sulla nozione di coltivatore diretto esistono più definizioni, ad ognuna delle quali corrisponde l’applicazione di discipline diverse, per contenuto e funzioni. Diverso infatti è il significato di coltivatore diretto se operiamo nell’ambito delle norme previdenziali piuttosto che in quello dei patti agrari o degli aiuti agli investimenti aziendali in agricoltura.

Concettualmente però la nozione di coltivatore diretto fa riferimento al rapporto tra il lavoro impiegato da una persona e dai suoi familiari per la coltivazione di un fondo, e le reali necessità di manodopera di quel fondo (quando questo rapporto è superiore ad un certo limite siamo in presenza di coltivatori diretti). Questa nozione non comporta che necessariamente tali persone si dedichino totalmente o anche solo prevalentemente all’attività agricola.” (dalla rivista “Il contadino”, Aprile 1999)

L’art. 40.4 T.U. espropri prevede che qualora il proprietario espropriato sia coltivatore diretto o imprenditore agricolo a titolo principale abbia diritto ad un’indennità aggiuntiva pari al valore agricolo medio della coltura effettivamente praticata.

Non essendo fornita una definizione di coltivatore diretto dal T.U. espropri, deve necessariamente farsi riferimento alle definizioni che è possibile reperite nella normativa generale, non potendo essere ritenute utili le singole definizioni speciali, che in quanto tali trovano applicazione solo nella normative cui sono apposte.

L’art. 2083 c.c. nella definizione di piccolo imprenditore prevede la figura del coltivatore diretto come colui che eserciti un’attività organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

La giurisprudenza in materia chiarisce adeguatamente il punto:

  • Cass. 17714/2002: “l’elemento qualificante della coltivazione diretta del fondo va ravvisato in quello che emerge dagli art. 2083, 2135 e 2751 bis c.c., trascurando le numerose altre definizioni, tutte ad efficacia settoriale. Tale elemento, pertanto, sussiste in tutte quelle ipotesi in cui la coltivazione del fondo da parte del titolare avviene con prevalenza del lavoro proprio e di persone della sua famiglia, dovendosi individuare il requisito della prevalenza in base al rapporto tra forza lavorativa totale occorrente per la lavorazione del fondo e forza lavoro riferibile al titolare ed ai membri della sua famiglia, a prescindere dall’apporto di mezzi meccanici, e distinguendosi in tal modo il coltivatore diretto dalla figura dell’imprenditore agricolo
  • Coltivatore diretto è colui che coltiva un fondo con il lavoro prevalentemente proprio e di persone della propria famiglia, a nulla rilevando che egli abbia diverse fonti di reddito o che contemporaneamente sia titolare di pensione di invalidità” (App. Roma 2 novembre 1992)

Sufficientemente chiara anche la nozione di “imprenditore agricolo a titolo principale”, rientrando in tale definizione ogni soggetto, in forma singola o societaria, che eserciti come attività principale quella di imprenditore agricolo.


GLOSSARIO ESPROPRI

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