Occupazione temporanea

Occupazione temporanea

Gli Artt. 49-50 stabiliscono che in caso di occupazione temporanea dell’area è dovuta una indennità per ogni anno pari ad 1/12 di quanto spetterebbe nel caso di esproprio dell’area e, per ogni mese o frazione di mese, una indennità pari ad 1/12 di quella annua. Per occupazione temporanea deve intendersi una occupazione del bene non destinata a sfociare in un provvedimento di esproprio: il bene (utilizzato per lo più per aree di cantiere) verrà infatti restituito al proprietario al termine dei lavori.

L’obbligo di corrispondere la predetta indennità sorge con il verificarsi della privazione del possesso del bene (Cass. 571/82), e quindi la data iniziale coincide con quella riportata sul verbale di immissione in possesso (Cass. 2563/2002).

La data finale per effettuare il calcolo deve coincidere con quella prevista per la fine lavori. La protrazione degli stessi oltre la data prevista nel decreto di dichiarazione di pubblica utilità, costituirebbe infatti occupazione illegittima e andrebbe ulteriormente e successivamente indennizzata.

Qualora tuttavia dall’occupazione temporanea derivassero danni ulteriori al terreno occupato, gli stessi vanno aggiunti all’indennità. La valutazione dell’indennità di occupazione temporanea dovrà tener conto di tutti gli elementi che concorrono a determinare non solo il mancato reddito, ma anche i danni permanenti o temporanei che il fondo potrà subire anche dopo il rilascio (es. perdita di fertilità del fondo) Cass. Civ. 2653/80. Così ovviamente dovranno essere indennizzati i soprassuoli che venissero abbattuti: alberi, muretti, piastrellature…

Oggetto di indennizzo dovranno poi essere gli eventuali ulteriori decrementi di valore che al residuo della proprietà derivino direttamente dall’occupazione temporanea ex art. 33 (Cerisano, Giuffré 2008) Così Cass. Civ. 2653/80; Cass. 24435/2006 e 591/2008

Approfondimenti -> La giurisprudenza sul tema

In caso di occupazione illegittima -> Breve guida operativa

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