Acquisizione sanante: l’indagine sulla situazione urbanistica dell’area va condotta alla data in cui si è realizzata la fattispecie traslativa

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Acquisizione sanante

L’indagine sulla situazione urbanistica dell’area va condotta alla data in cui si è realizzata la fattispecie traslativa.

Cassazione civile sez. VI, 21/12/2020, n.29184
In tema di acquisizione sanante, nell’ipotesi in cui la vicenda ablatoria sia riferibile direttamente al provvedimento acquisitivo adottato ai sensi dell’art. 42 bis del d.P.R. n. 327 del 2001, è a tale data, in cui si è realizzata la fattispecie traslativa, che deve essere condotta l’indagine sulla situazione urbanistica dell’area, non assumendo alcuna rilevanza quale detta situazione fosse all’epoca dell’accordo di programma o dell’irreversibile trasformazione. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza con la quale la Corte di appello aveva affermato la necessità di fare riferimento alle possibilità legali ed effettive di edificazione al momento dell’illecito anziché al momento del decreto acquisitivo emesso dal commissario “ad acta” in sede di ottemperanza).

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Occupazione illegittima – breve guida operativa

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Occupazione illegittima – breve guida operativa

Si ha occupazione illegittima da parte della Pubblica Amministrazione ogni volta che la P.A. sia in possesso di un terreno senza esserne diventata proprietaria a seguito dell’emissione di un regolare decreto di esproprio.

L’occupazione illegittima può derivare da un procedimento espropriativo mai concluso regolarmente o da una occupazione materiale del bene priva di qualunque titolo. L’occupazione è tale, ovviamente, anche se sul bene la p.a. abbia costruito un’opera pubblica di ogni genere.

Come faccio a riconoscerla?

Una semplice visura catastale e la semplice visione della mappa catastale possono evidenziare una situazione reale difforme dalla situazione giuridica. Si vedrà ad esempio che l’opera non risulta riportata nella mappa catastale o che comunque la proprietà del bene risulta ancora a favore degli originari proprietari. Fatta questa prima verifica, un approfondimento può essere fatto a mezzo di una visura ipotecaria, per verificare che se sia stato trascritto un decreto di esproprio non volturato in catasto (ipotesi assai rara)

Come posso ricercare casi di occupazione illegittima per promuovere il mio lavoro?

Il tecnico può farsi parte attiva, ricercando situazioni di illegittimità.

Basterà verificare eventuali discordanze tra la situazione reale (anche visibile su una mappa google) e la situazione in mappa. Vi sono ad esempio moltissime strade pubbliche mai accatastate e mai regolarmente acquisite dalla pubblica amministrazione.

In questo caso si potranno contattare i proprietari attuali del bene su cui si trova l’opera pubblica illegittima e promuovere un’azione giudiziaria per chiedere il pagamento del valore del bene e il pagamento dell’indennità di occupazione illegittima.

Cosa devo fare se rintraccio o mi viene proposto un caso di occupazione illegittima?

La prima cosa da dare è verificare che effettivamente si sia un caso di occupazione illegittima, verificando che non sia mai stato emesso un decreto di esproprio del bene.

Quindi con la collaborazione degli avvocati dell’Associazione si potrà far firmare al cliente un contratto professionale che attribuisca al tecnico il mandato per la redazione di una perizia e per l’assistenza in qualità di ctp nel procedimento giudiziario che si aprirà.

L’Associazione spiegherà al cliente i tempi e i costi del procedimento e gli illustrerà in maniera efficace i suoi diritti.

Una volta stipulato il contratto di assistenza, gli avvocati dell’Associazione La guideranno nella redazione di una perizia di ricognizione dello stato dei luoghi e di stima del valore degli stessi, anche in funzione del tipo di contenzioso che verrà aperto.

Quindi i legali dell’associazione Le saranno di supporto nell’attività di Ctp cui probabilmente dovrà partecipare.

Un tecnico da solo, se non supportato da un legale specializzato in materia, non potrà mai risolvere tale tipo di situazioni, in quanto le Pubbliche Amministrazioni se non costrette giudizialmente non possono “rimediare” alle occupazioni illegittima, essendo ciò fonte di responsabilità contabile e di oneri finanziari fuori bilancio.

Quali diritti ha il proprietario?

Il proprietario può chiedere:

  • La restituzione del bene con rimissione in pristino dello stato dei luoghi e il pagamento dell’indennità di occupazione per tutti gli anni di illegittimo possesso
  • L’acquisizione in capo alla p.a. del bene ed il pagamento del valore del bene e dell’indennità di occupazione per tutti gli anni di illegittimo possesso

Un esempio:

2000 mq occupati nel 1990 su cui è stata realizzata una strada. Il proprietario richiede il pagamento del valore del bene e dell’illegittima occupazione.

Valore attuale del bene destinato a strada 12 euro mq.

2000*12 = 24.000 euro

Indennità di occupazione 5% all’anno dal 1990 al 2020 e quindi

24.000*5%*30 anni = 36.000

Totale 24.000+36.000=60.000 euro

Cos’è il provvedimento di acquisizione sanante? Quali diritti da’ al proprietario?

La pubblica amministrazione può in ogni tempo emettere un provvedimento di acquisizione sanante, divenendo proprietaria del bene illegittimamente occupato. In questo caso deve pagare:

  • Il valore del bene al momento dell’acquisizione comprensivo del valore delle opere realizzate
  • Il 5% del valore del bene per ogni anno di illegittima occupazione
  • Il 10% del valor del bene a titolo di danno extrapatrimoniale

Un esempio:

2000 mq occupati nel 1990 su cui è stata realizzata una strada. Il proprietario richiede il pagamento del valore del bene e dell’illegittima occupazione.

Valore attuale del bene destinato a strada 12 euro mq.

2000*12 = 24.000 euro

Indennità di occupazione 5% all’anno dal 1990 al 2020 e quindi

24.000*5%*30 anni = 36.000

10% di 24.000 a titolo di danno extrapatrimoniale = 2.400

Totale 24.000+36.000+2400=62.400 euro

Cosa succede in caso di danni ulteriori derivanti dall’occupazione illegittima?

Il proprietario può chiedere oltre al risarcimento per la perdita del bene ed oltre al pagamento dell’indennità di occupazione, il pagamento degli eventuali danni derivanti alla porzione residua del bene a seguito dell’occupazione illegittima (es: perdita di valore del bene per difficoltà di accesso, perdita del carattere irriguo….ecc…)

Qual è la normativa di riferimento?

L’art. 42 bis dpr 327/2001

Sussistono termini di prescrizione?

Trattandosi di illecito permanente non sussistono termini prescrizionali. Quindi i diritti possono essere fatti valere anche dopo moltissimo tempo

La pubblica amministrazione può invocare l’usucapione del bene?

Trattandosi di possesso acquisito illegittimamente, non decorre l’usucapione in favore della pubblica amministrazione

Approfondimenti -> Occupazione illegittima

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Occupazione illegittima della Pubblica Amministrazione e prescrizione dei diritti

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Occupazione illegittima della Pubblica Amministrazione e prescrizione dei diritti

Si è già visto come la Pubblica Amministrazione non possa acquisire il bene per usucapione, in quanto ciò reintrodurrebbe in forma larvata una ipotesi di espropriazione indiretta vietata dall’art. 1 del Protocollo Aggiuntivo Cedu.

Se quindi la Pubblica Amministrazione voglia acquisire il bene, potrà unicamente valersi del provvedimento di acquisizione sanante di cui all’art. 42 bis dpr 327/2001. In mancanza dovrà restituire il bene con rimissione in pristino dello stato dei luoghi a mano che il proprietario non preferisca rinunciare al bene, ove ciò venga ritenuto ammissibile dall’organo giudicante.

Il proprietario oltre alla restituzione del bene con rimissione in pristino dello stato dei luoghi avrà diritto al risarcimento del danno per l’illegittima occupazione del bene, danno come già indicato che si verifica in re ipsa e che si può determinare anche in via equitativa.

Resta tuttavia da chiedersi se tale risarcimento del danno possa essere determinato fin dal momento della presa dell’illegittima occupazione ad opera della pubblica amministrazione, o se viceversa vi siano termini prescrizionali e quindi periodi per cui il danno non risulti più richiedibile.

La problematica è stata affrontata con decisione e senza incertezze dalla giurisprudenza che ha evidenziato in multiple pronunce come l’occupazione illegittima sia una ipotesi di illecito avente natura permanente. Lo stesso quindi non si consuma istantaneamente al momento della presa del possesso illegittimo, ma permane fino a quando permane l’illegittima occupazione. Tale circostanza, quindi, esclude la possibilità di maturazione di termini prescrizionali se non successivamente al rilascio del bene. Perché quindi possa maturarsi una prescrizione del diritto al risarcimento, dovrebbe passare un quinquennio dal momento del rilascio del possesso in favore del proprietario ad opera della Pubblica Amministrazione occupante. Ipotesi a ben vedere assolutamente rara.

Nella ordinarietà dei casi, quindi, nei quali l’azione del proprietario per vedersi riconosciuto il proprio diritto inizia in costanza di mantenimento dell’illegittima occupazione, nessun termine prescrizionale sarà invocabile dalla Pubblica Amministrazione:

L’occupazione illegittima di terreno altrui, per motivi occupazionali e costruttivi, configura un illecito a carattere permanente, con la conseguenza che il termine di prescrizione dell’azione risarcitoria, di cui all’art. 2947 cod. civ., decorre solo dalla data di cessazione dell’illecito”, Consiglio di Stato sez. IV, 07/02/2019, n.912

 

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Occupazione illegittima ed acquisto per usucapione

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Occupazione illegittima ed acquisto per usucapione ad opera della pubblica amministrazione

L’interrogativo è: l’illegittima occupazione dà titolo all’usucapione in favore dell’amministrazione occupante?

La domanda ovviamente trova una loro importanza in caso di mancata emanazione ad opera della pubblica amministrazione di un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis dpr 327/2001. In caso infatti di adozione del provvedimento i diritti economici spettanti al proprietario trovano il loro fondamento nella norma specifica di legge e, come visto, hanno origine nello stesso provvedimento acquisitivo.

Ciò che invece è da chiedersi è se, in mancanza di un tale provvedimento acquisitivo la pubblica amministrazione possa comunque divenire proprietaria del bene per usucapione.

Illuminante in tale ottica è leggere quanto affermato dal Consiglio di Stato nella recente sentenza n. 460/2019:

Ciò premesso, il Collegio, in merito alla dedotta intervenuta usucapione, ritiene di dover richiamare la recente giurisprudenza di questa Sezione, dalla quale non intende discostarsi, secondo la quale:

  1. a) “la condotta illecita tenuta dell’Amministrazione pubblica con l’occupazione abusiva di terreno altrui, quale che sia stata la sua forma di manifestazione (vie di fatto, occupazione usurpativa, occupazione acquisitiva), non può comportare l’acquisizione del bene medesimo giacché essa configura un illecito permanente ex art. 2043 cod. civ.; d’altro canto la cessazione dell’illecito da essa commesso si verifica soltanto nelle ipotesi di: a) restituzione del fondo; b) accordo transattivo; c) rinunzia abdicativa da parte del proprietario implicita nella richiesta di risarcimento del danno per equivalente monetario a fronte della irreversibile trasformazione del fondo; d) compiuta usucapione, nei ristretti limiti individuati dal Consiglio di Stato; e) provvedimento emanato ex art. 42 bis, d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327” ( Stato, sez. IV, 18 maggio 2018, n. 3009; conf. Cons. Stato, sez. IV, 30 agosto 2017, n. 4106);
  2. b) ciò tenendo in considerazione che, in termini generali, “l’occupazione di un fondo sine titulo da parte della Pubblica amministrazione e conseguente trasformazione da parte della stessa di un bene privato, integrando un illecito permanente, non è utile ai fini dell’usucapione atteso che diversamente si rischierebbe di reintrodurre nell’ordinamento interno forme di espropriazione indiretta o larvata, tenendo anche presente che l’apprensione materiale del bene da parte della Pubblica amministrazione, al di fuori di una legittima procedura espropriativa o di un procedimento sanante, non può essere qualificata idonea ad integrare il requisito del possesso utile ai fini de quibus” ( Stato, sez. IV, 1 agosto 2017, n. 3838);
  3. c) pertanto, le sole condizioni per potere procedere all’espropriazione di beni privati per ragioni di pubblica utilità tramite l’istituto dell’usucapione, secondo “debita forma”, sono: il carattere non violento della condotta; l’esatta individuazione del momento della interversio possesionis; la decorrenza della prescrizione acquisitiva dalla data di entrata in vigore del testo unico dell’espropriazione (30 giugno 2003), perché solo l’art. 43 del medesimo t.u. 8 giugno 2001, n. 327 ha sancito il superamento dell’istituto dell’occupazione acquisitiva, e dunque solo da questo momento potrebbe ritenersi individuato, ex 2935 c.c., il “….giorno in cui il diritto può essere fatto valere” (Cons. Stato, Adunanza plenaria, 9 febbraio 2016, n. 2);
  4. d) invero, posto che l’interruzione dell’usucapione può aversi solo con la perdita ultrannuale del possesso ovvero con la proposizione di apposita domanda giudiziale e che, sino all’entrata in vigore del P.R. 8 giugno 2001, n. 327, “risultava radicalmente preclusa, da parte del destinatario dell’occupazione preordinata all’esproprio, l’azione di restitutio in integrum, qualificando l’occupazione acquisitiva più che un mero fatto illecito, una vera e propria “fattispecie ablatoria seppur atipica”, allora “a tutto concedere (alla stregua dell’art. 2935 c.c. – secondo cui la prescrizione decorre “dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere”) il dies a quo di un possibile possesso utile a fini di usucapione non potrebbe che individuarsi a partire dall’entrata in vigore del d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327, (l’art. 43 ivi contenuto, come è noto, aveva sancito il superamento normativo dell’istituto dell’occupazione acquisitiva)” (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 3 luglio 2014, n. 3346; 26 agosto 2015, n. 3988; 1 settembre 2015, n. 4096; 30 novembre 2015, n. 5414; 28 gennaio 2016, n. 329, nonché, Ad. Plen., 9 febbraio 2016, n. 2);
  5. e) invero solo in questi ristretti limiti è ammissibile l’acquisizione mediante usucapione, volendo in tal modo evitare che sotto mentite spoglie si reintroduca una forma surrettizia di espropriazione indiretta in violazione dell’art. 1 del Protocollo addizionale della Cedu, laddove tale normativa va intesa come parametro interposto di costituzionalità ai sensi dell’ 117 Cost., e, dunque, impone di riconoscere che l’ablazione autoritativa del diritto di proprietà non possa predicarsi al di fuori di una legittima procedura espropriativa o di un procedimento sanante (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 20 aprile 2018, n. 2396).”

In sostanza il Consiglio di Stato evidenzia che l’occupazione senza titolo ad opera di una pubblica amministrazione non è titolo per l’acquisto del possesso ad usucapionem, in quanto diversamente si reintrodurrebbe sotto mentite spoglie la figura dell’occupazione indiretta in violazione dell’art. 1 del Protocollo addizionale della Cedu.

Il Consiglio di Stato ipotizza peraltro che una forma di usucapione potrebbe essere riconosciuta solo con decorso ventennale del termine a partire dal 30 giugno 2003, data di entrata in vigore del testo Unico delle Espropriazioni “perché solo l’art. 43 del medesimo t.u. 8 giugno 2001, n. 327 ha sancito il superamento dell’istituto dell’occupazione acquisitiva, e dunque solo da questo momento potrebbe ritenersi individuato, ex art. 2935 c.c., il “….giorno in cui il diritto può essere fatto valere”.

Peraltro lo stesso Consiglio di Stato pare esprimersi in maniera abbastanza dubitativa in ordine a questa possibilità ricordando che un possesso acquisito in modo violento non giova per l’usucapione se non dal momento in cui la violenza è cessata. Ora occorre evidenziare come la presa di possesso di una pubblica amministrazione, in quanto esercizio di un pubblico potere, difficile può qualificarsi come non violento.

Una apertura in tal senso parrebbe leggersi in Cassazione civile sez. II, 03/02/2012, n.1672: “A norma dell’art. 1163 c.c., il possesso è acquistato in modo violento — e, perciò, inutile ai fini dell’usucapione, se non dal momento in cui la violenza è cessata — qualora l’impossessamento sia avvenuto con l’esercizio di una violenza fisica o morale, sicché la legittimità del possesso può aversi anche se esso non abbia tratto origine da una consegna proveniente dal titolare del diritto. Ne consegue che, ove la P.A. abbia occupato sine titulo una particella di terreno al di fuori delle regole del procedimento ablatorio, ciò non implica che il possesso debba ritenersi solo per questo acquistato con violenza, così come va escluso che tale violenza possa identificarsi con la trasformazione del bene successivamente alla sua apprensione.”.

Eppur tuttavia occorre constatare come, essendo sostanzialmente impossibile un acquisto per usucapionem ad opera della pubblica amministrazione fino al 29 giugno 2023, solo a partire da tale data potrà formarsi una giurisprudenza sull’argomento. Fino a quel momento è da escludersi che la pubblica amministrazione possa acquisire il bene per usucapione.

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Ex art. 42 bis dpr 327/2001: l’assenza di titolo

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Il provvedimento ex art. 42 bis dpr 327/2001: presupposti e l’assenza di titolo

Il primo e il secondo comma dell’art. 42 bis dpr 327/2001 si preoccupano di dare la maggiore ampiezza possibile alle situazioni e ai casi in cui la normativa possa risultare applicabile.

Ed in effetti il provvedimento acquisitivo potrà essere emesso in primo luogo anche quando venga a mancare qualsiasi giustificazione all’intervenuta occupazione, e quindi anche ai casi di quella che veniva definita occupazione usurpativa.

Possibilità di emettere il provvedimento anche dopo l'occupazione

In tal senso va letta la possibilità riconosciuta dalla norma di emettere il provvedimento anche quando l’occupazione sia iniziata in assenza di un atto dichiarativo della pubblica utilità. L’atto di dichiarazione di pubblica utilità, infatti, è l’atto che sancisce l’approvazione del progetto espropriativo e costituisce la prima manifestazione di un valido esercizio del potere amministrativo.

L’avvenuta dichiarazione di pubblica utilità, quindi, implica una valutazione amministrativa dell’utilità dell’esproprio del bene allo scopo del perseguimento del pubblico interesse. L’assenza viceversa di una tale valutazione e quindi di un tale esercizio di pubblico potere, farà sì che l’occupazione illegittima si palesi come mero fatto illecito, privo quindi di qualunque previo controllo di esistenza di un interesse pubblico. Tale valutazione, quindi, sarà pienamente e totalmente spostata alla fase di emissione del provvedimento di acquisizione sanante, in cui l’obbligo motivazionale dell’esistenza e della sussistenza di un attuale interesse pubblico alla sussistenza del bene dovrà farsi particolarmente attento e scrupoloso.

Occupazione di urgenza e srt.22 bis dpr 327/2001

Chiaramente il provvedimento acquisitivo potrà essere emesso anche ove una dichiarazione di pubblica utilità vi sia stata e a questa sia conseguita una legittima presa di possesso del bene a seguito di una occupazione di urgenza oggi regolata dall’art. 22 bis dpr 327/2001 o di una occupazione temporanea oggi normata dagli artt. 49 e 50 dpr 327/2001. Da tale legittima occupazione quindi, si sarà passati ad una occupazione illegittima a seguito del permanere dell’occupazione una volta scaduti i tempi previsti per l’occupazione senza che sia stato emesso un decreto di esproprio. Questo è il caso tradizionalmente definito come occupazione acquisitiva.

In tale secondo caso la valutazione dell’interesse pubblico risulta validamente condotta al momento dell’approvazione del progetto con valenza di dichiarazione di pubblica utilità. Ciò nonostante il provvedimento acquisitivo dovrà motivare la sussistenza attuale di tale pubblico interesse al momento dell’emissione del provvedimento acquisitivo.

L’occupazione può divenire illegittima anche a seguito di una pronuncia del Tribunale Amministrativo chiamato a valutare la legittimità dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio, dell’atto dichiarativo della pubblica utilità o anche del decreto di esproprio. In tali casi l’occupazione diverrà illegittima dal momento della pronuncia giudiziale; il provvedimento ex art. 42 bis potrà essere emesso anche dopo la pronuncia della sentenza di appello ad opera del Consiglio di Stato

In modo probabilmente ultroneo il comma 2 si perita di precisare che il provvedimento acquisitivo potrà essere anche nel corso del processo volto ad accertare l’illegittimità dell’atto amministrativo impugnato, ove la Pubblica Amministrazione ritiri l’atto stesso. In tal caso l’occupazione diverrebbe di per sé illegittima per l’assenza dell’atto autorizzativo.

Ciò che è più interessante invece precisare è che l’atto ex art. 42 bis potrà essere emesso anche durante il procedimento avviato dal proprietario per la restituzione del bene e per la rimissione in pristino dello stato dei luoghi ed anche dopo che l’organo giudicante abbia con sentenza stabilito tale obbligo:ù

In carenza di comprova dell’esistenza di un titolo valido ed efficace, idoneo al trasferimento della proprietà (decreto di esproprio, contratto, provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis t.u. espropri), deve essere affermata la permanenza della situazione di illiceità in cui versa l’Amministrazione, in relazione alla quale l’Amministrazione stessa è tenuta a restituire le aree illegittimamente occupate, previa rimessione nel pristino stato, fatta salva tuttavia la possibilità dell’Amministrazione che utilizza “sine titulo” le aree in questione di verificare la sussistenza dei presupposti per l’emanazione di un provvedimento di acquisizione sanante, ai sensi dell’art. 42 bis d.P.R. n. 327 del 2001 e s.m.i., provvedendo in tal caso al risarcimento in favore dei privati del danno patrimoniale, in misura pari al valore venale dell’area occupata alla data di emissione del provvedimento di acquisizione sanante e del danno non patrimoniale (nella misura del 10% del valore venale dell’area occupata).” (T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 03/12/2016, n.5597).

Nel caso esaminato il Tar di Napoli in sentenza sancisce l’obbligo della Pubblica amministrazione di restituire il bene pagando l’illegittima occupazione ed effettuando la rimissione in pristino dello stato dei luoghi, ma fa ancora salva, pur dopo la sentenza, la possibilità della Pubblica Amministrazione di emettere il provvedimento acquisitivo ex art. 42 bis.

Pertanto pare evidente che la Pubblica Amministrazione potrà in ogni momento decidere di emettere tale provvedimento, foss’anche 1 minuto prima della prevista demolizione dell’opera.

Ciò pare sinceramente poco criticabile: il tempo per la valutazione concesso alla pubblica Amministrazione pare così dilatarsi a dismisura: la Pubblica Amministrazione potrebbe così facendo costringendo dapprima il proprietario occupato ad una serie di giudizi amministrativi (primo e secondo grado) per sentire riconosciuto il suo diritto alla restituzione del bene, quindi magari costringerlo ad incardinare un procedimento per ottemperanza per poi emettere solo all’ultimo il provvedimento acquisitivo che costringerà probabilmente il proprietario ad un nuovo giudizio per la rideterminazione giudiziale dell’indennità avanti alla Corte di Appello.

Un limite a ciò potrà essere colto in quelle pronunce che riconoscono al Tribunale Amministrativo il diritto di imporre alla Pubblica Amministrazione un termine ultimo e definitivo per l’espressione della volontà di emettere o meno il provvedimento di acquisizione sanante:

È ben possibile che il G.A., adito in sede di cognizione ordinaria ovvero nell’ambito del c.d. rito del silenzio, a chiusura del sistema, imponga all’Amministrazione di decidere, ad esito libero, ma una volta e per sempre, nell’ovvio rispetto di tutte le garanzie sostanziali e procedurali, se intraprendere la via dell’acquisizione ex art. 42 bis, d.P.R. n. 327/2001, ovvero abbandonarla in favore delle altre soluzioni previste. Ciò in quanto il menzionato art. 42 bis, introducendo nell’ordinamento una facoltà di valutazione della fattispecie da parte dell’Amministrazione per l’eventuale acquisizione in via di sanatoria della proprietà di aree precedentemente occupate contra ius, fonda in capo ai proprietari una posizione di interesse legittimo ulteriore e distinta rispetto a quella di diritto soggettivo consistente nel diritto di proprietà.” (T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 04/03/2019, n.1176)

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Il provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis dpr 327/2001: presupposti: la modifica del bene

L’art. 41 bis dpr 327/2001 nell’indicare i presupposti necessari all’emissione di un provvedimento di acquisizione sanante, evidenza l’esigenza che il bene occupato abbia subito una qualche modificazione e quindi che sia stata realizzata almeno in parte un’opera di pubblica utilità o di pubblico interesse.

La mera occupazione del terreno, quindi, magari effettuata con la recinzione dello stesso non consentirà all’ente di emettere un provvedimento acquisitivo in sanatoria.

Qui è interessante osservare come nell’ambito delle espropriazioni per pubblica utilità l’art. 1 comma 2 evidenzia come opera pubblica anche la realizzazione di interventi necessari “per l’utilizzazione da parte della collettività di beni o di terreni, o di un loro insieme, di cui non è prevista la materiale modificazione o trasformazione”.

Nell’ambito dell’espropriazione per pubblica utilità, quindi, sarà possibile effettuare espropriazioni di bene anche ove gli stessi non debbano essere trasformati o modificati ma solo resi disponibili alla collettività; si fa il caso, ad esempio, dell’area archeologica, della villa o del parco con rilevanza storica, ma anche magari di una strada privata da aprire al passaggio pubblico.

Tale possibilità sembra esclusa, invece, nell’ambito dell’emissione di un provvedimento ex art. 42 bis, in quanto la norma, come visto, pone come requisito la avvenuta modifica del bene.

Ciò può forse tratte una spiegazione nel fatto che ulteriore presupposto del provvedimento sanante è la presenza di un interesse attuale e non altrimenti soddisfabile dalla Pubblica Amministrazione se non a mezze dell’emissione del provvedimento acquisitivo: il non aver neppure realizzato alcun bene potrebbe di per sé portare all’esclusione dell’esistenza di un tale interesse.

Tuttavia a nostro avviso la ratio della norma può forse essere meglio colta evidenziando come l’emissione di un provvedimento acquisitivo sia appunto giustificato dalla necessità di mantenere un’opera già edificata, sottraendola dalla altrimenti necessaria demolizione cui andrebbe incontro a seguito dell’esperimento da parte del proprietario del terreno di un procedimento per la restituzione del bene e per la remissione in pristino dello stato dei luoghi.

Del tutto evidente pare quindi che ove nessuna opera sia stata costituita, tale esigenza pubblica neppure sorga. E d’altra parte la Pubblica Amministrazione restituito il bene illegittimamente occupato e non modificato, potrà poi sempre avviare un regolare procedimento espropriativo per acquistare legalmente la proprietà del bene.

Ecco quindi che si appalesa chiaramente come la finalità del provvedimento di cui all’art. 42 bis sia appunto, il mantenimento delle opere già realizzate e indispensabili per la tutela dell’interesse pubblico coinvolto.

 

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